domenica 26 febbraio 2012

L’ETICA NEL BUSINESS: DAL KARMA AL SUCCESSO

Ascoltando il mondo che ci circonda, veniamo immediatamente sovrastati dal rimbombo dell’eco di una sola parola: CRISI. Senza addentrarmi in questa sede sulla veridicità della fondatezza di questa plurinominata crisi, facciamo partire questa trattazione dando per scontato che la crisi ci sia, vediamo da quali atteggiamenti mentali è stata prodotta, come affrontarla per uscirne ed il senso stesso intrinseco nel suo concetto. Come ben sa chi da tempo mi segue su questo blog o sui social network o chi ha partecipato a qualcuno dei miei seminari, non amo partire da generalizzazioni sociali che non fanno altro che crearci una scusa per uno scarico di responsabilità individuale, quanto piuttosto preferisco addentrarmi nei meandri psico-emotivi del singolo, perché è dall’atteggiamento di ognuno di noi che si crea come risultante un andamento di massa che determina successivamente un risultato a livello della comunità. Gandhi infatti diceva “Sii il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”.. e da qui voglio partire per analizzare il ruolo dell’etica nel business, in modo tale da poter studiare come il concetto di karma possa avere impatto anche sul nostro successo lavorativo.
Innanzitutto, per i non pratici di discipline orientali, cosa si intende esattamente per karma? La sua radice sta nel termine sanscrito karman, che significa “azione”, concetto che indica presso le religioni e le filosofie religiose originarie dell'India per lo più il principio di "causa-effetto", un principio di concatenazione secondo il quale ogni azione provoca una reazione, vincolando, per alcune di esse, gli esseri senzienti al samsāra (il ciclo di morti e rinascite). Ma, volendo allargare ovviamente la trattazione anche a coloro che non credono nella reincarnazione e considerando che in ogni caso la vita che stiamo vivendo è l’unica di cui abbiamo cosciente memoria, unico spazio temporale consapevole compreso tra due veli dell’oblio, come non considerare i saggi detti nati nella vita campestre dei nostri nonni che ci sottolineano che “ciò che si semina, si raccoglie”..?
Il sistema sociale e religioso nel quale siamo immersi non ha fatto altro che creare un timore psicologico di una punizione (terrestre o ultraterrena) atto a intimorire e reprimere, arginando di conseguenza l’infrazione delle regole. Questo atteggiamento però costituisce solo uno strumento di controllo dell’ordine pubblico ma non porta all’educazione ed all’evoluzione spirituale del soggetto. Se facciamo un paragone psicologico con gli stadi evolutivi psicologici analizzati dal padre dell’Analisi Transazionale Eric Berne (bambino – adulto – genitore), questo tipo di approccio è adatto alla modalità psicologica del bambino: “non faccio questo, altrimenti mi puniscono.. ma se per caso sono certo di non essere visto, allora lo faccio di nascosto, così non vengo punito”. La vera crescita del soggetto avviene quando sceglie deliberatamente e proattivamente di agire secondo principi basati su un’etica universalmente condivisa, ovvero: “in assoluta libertà e senza timore alcuno di giudizio o punizione, scelgo in nome dell’etica il bene, consapevole che la mia scelta contribuirà all’evoluzione mia e della società, su una base di amore universale”. In un certo senso, questo è il passaggio da “non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te” a “FAI agli altri ciò che vorresti fosse fatto a te”. Einstein scrisse: “Il valore di un uomo dipende innanzitutto dalla misura in cui i suoi pensieri, sentimenti ed azioni contribuiscono allo sviluppo dell’esistenza degli altri individui”.
Tutto questo non è solo una trattazione filosofico-spirituale. La scienza è arrivata grazie alla fisica quantistica a dimostrare come concetti apparentemente esoterici abbiano invece un impatto reale nella vita di tutti i giorni in tutti i suoi aspetti, quindi anche dal punto di vista lavorativo. La manualistica sulla Legge di Attrazione ha conosciuto a tal proposito un momento di enorme successo e questo dato ci suggerisce quanto intrinsecamente l’Uomo sappia che dietro la realtà delle apparenze esiste qualcosa a livello sottile ed energetico che ne muove i fili.. Tutto sta a scoprirne il Secret..;-)
Andiamo un po’ più in profondità. Deepak Chopra ne “Le Sette Leggi Spirituali del Successo”, analizzando la seconda legge, la “Legge del Dare”, dice: “ L’Universo si basa su uno scambio dinamico.. Il dare e il ricevere rappresentano due aspetti diversi del suo flusso energetico. Con la disponibilità a donare ciò che ricerchiamo, assicuriamo alla nostra esistenza l’abbondanza dell’Universo”. Come mai così spesso pretendiamo che gli altri ci diano, diano, diano.. ma ci soffermiamo mai a pensare a quanto diamo noi in maniera disinteressata..? O siamo macchiavellicamente portati a dare solo al fine di ricevere..? E quanto accade questo nel mondo del lavoro? Lavoratori scansafatiche che si lamentano delle aziende, aziende con il lucro in cima alla piramide dei valori che sfruttano al massimo i lavoratori.. ma dov’è finito il concetto di collaborazione..? Tu azienda hai bisogno del lavoratore ed è giusto che il lavoratore venga meritocraticamente ricompensato e gratificato.. e tu lavoratore credi di aver fregato l’azienda che ti stipendia con la tua presunta “furbizia” di non svolgere il tuo lavoro o di fare l’arrampicatore sociale schiacciando e sfruttando gli altri..? Da ambo le parti, come vi guardate allo specchio al mattino..? Provate a guardarvi nei vostri stessi occhi, lo specchio dell’anima.. anche Dorian Gray alla fine ha dovuto fare i conti con se stesso.. Come suggerisce Bruce Lipton, analizzando la ripetizione frattale dei salti quantici evolutivi, questo modello non è più sostenibile e siamo arrivati al punto di rottura: o si crolla, o si cresce.
Karmicamente parlando, tutto quello che accade in un determinato momento è il risultato di scelte precedenti: i semi del karma danno sempre i loro frutti, a volte immediatamente ma molto spesso più in là nel tempo. Quando operiamo una scelta, dovremmo sempre porci consapevolmente due interrogativi: 1) quali sono le conseguenze della scelta che mi accingo a fare? 2) la scelta che mi accingo a compiere porterà felicità a me e a quelli che mi circondano in maniera etica? Solo se la risposta è positiva la scelta va attuata ed il cuore conosce sempre la risposta giusta.. solo che spesso per alcuni è più comodo non ascoltarlo..! Attuare scelte etiche consapevoli ci permette di pagare i nostri debiti karmici e di generare un futuro di gioia, abbondanza e facilità, allineando la nostra vita con il nostro dharma, ossia il nostro scopo esistenziale. Eh già, molto spesso noi pensiamo a cosa fare o, un passo più avanti, a come farlo.. ma quasi mai ci soffermiamo a pensare al perché, al motivo per cui facciamo le cose che facciamo.. e lì è racchiusa la chiave del nostro scopo, la nota attorno alla quale accordare ogni nostro pensiero, ogni nostra parola, ogni nostra azione.
Il momento di crisi, risultante di numerosi nodi karmici, deve portarci all’apprendimento di una lezione, un messaggio intrinseco nascosto al suo interno. Per citare nuovamente Einstein: “Ogni problema non può essere superato allo stesso livello di pensiero che l’ha generato”. La crisi, se ben gestita, racchiude già in sé il seme della crescita e dell’evoluzione, sia a livello professionale che a livello personale. “Se fai le cose che hai sempre fatto, otterrai i risultati che hai sempre ottenuto. Se vuoi ottenere risultati diversi, devi imparare a fare cose diverse”. E se gli atteggiamenti che abbiamo avuto finora ci hanno condotti karmicamente a risultati a noi poco graditi, chiediamo a noi stessi con estrema onestà cosa abbiamo fatto, come lo abbiamo fatto e cosa abbiamo dato finora.. e, quando troviamo qualcosa da correggere, cambiamo immediatamente la rotta!
I risultati nell’ambito professionale emergono da un processo di inside-out. David Starr Jordan, naturalista statunitense, scrisse: “Non esiste al mondo vera eccellenza che possa essere separata da un retto vivere”. La nostra rivoluzione interiore deve seguire la struttura essere-fare-avere, non viceversa! Seneca scrisse: “Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che esse sono difficili”! Io sono fermamente convinta che se siamo davvero determinati a raggiungere un obiettivo prima o poi troveremo la strada.. se non lo siamo invece troveremo una scusa! Una frase che ripeto spesso è: “Quando il perché è grande, il come non è mai un problema”.
Se vogliamo cambiare i frutti, ovvero i  nostri risultati, dobbiamo cambiare le radici, ovvero intervenire a livello interiore. Perché mai l’Universo dovrebbe premiarci se siamo guidati da invidia, falsità, ipocrisia, maldicenza, slealtà e simili..? Che risultati pensiamo di ottenere come risultato di scarso impegno, scarsa determinazione, scarsa professionalità e via dicendo..? E poi magari ci ammaliamo di vittimismo e diciamo sempre che è colpa degli altri o delle avversità esterne..? Per forza che allora la crisi diventa la scusa più facile per chi non ha voglia di crescere e di darsi da fare! Per citare un altro articolo di questo blog, Gastone e Paperino non erano nati sotto una buona ed una cattiva stella, ma semplicemente il loro diverso atteggiamento mentale determinava due diverse realtà come risultante! Siamo esattamente ciò che pensiamo! “I tuoi pensieri diventano le tue parole, le tue parole diventano le tue abitudini, le tue abitudini diventano il tuo carattere, il tuo carattere diventa il tuo destino”.
Il vero insuccesso, il vero fallimento, il più grande errore è desistere. Edison fallì 100 volte prima di arrivare ad inventare la lampadina.. se lui, come molti altri grandi della storia, avesse desistito, probabilmente saremmo ancora al buio delle caverne.. Henri Ford era solito dire: “Che tu creda di farcela o di non farcela,  in ogni caso sicuramente avrai ragione”. Og Mandino ne “Il più grande venditore del mondo scrive: “L’insuccesso non riuscirà mai ad abbattermi se posseggo davvero una forte determinazione”. E proprio con un brano tratto da questo meraviglioso libro, vorrei chiudere il mio articolo, con l’augurio che per ognuno sia un mantra da ripetersi all’occorrenza.. anche più volte al giorno.. prima e dopo i pasti..;-)!!
A presto!!
Ecco come si valuta, in Oriente, la capacità dei giovani tori a combattere nell’arena. Si conduce il torello nell’arena e lo si incita a caricare il picador, che lo pungola con una lancia. Il coraggio del giovane animale viene valutato con cura in base alla sua maggiore o minore disponibilità ad attaccare sfidando le punture della lama. D’ora innanzi riconoscerò che anch’io ogni giorno vengo messo alla prova dalla vita in questo modo. Se persisto, se continuo a provare, se continuo ad attaccare, avrò successo.

Persisterò fino al successo. Io non sono nato per la sconfitta, né il fallimento scorre nelle mie vene. Non sono una pecora che aspetta di essere pungolata dal pastore. Io sono un leone, e mi rifiuto di parlare, camminare, dormire con le pecore. Non starò ad ascoltare quelli che piangono e si compiangono, poiché la loro è una malattia contagiosa. Lasciamoli insieme alle pecore. Il mattatoio dell’insuccesso non è il mio destino.

Persisterò fino al successo. I premi della vita si trovano al termine di ogni viaggio, non agli inizi; e non mi è dato sapere quanti passi sono necessari per raggiungere la meta. Potrò ancora incontrare il fallimento al millesimo passo, tuttavia il successo può nascondersi dietro la prossima curva della strada. Non potrò mai sapere quanto è vicino, se non avrò svoltato l’angolo. Sempre avanzerò di un passo.

E se questo non recherà vantaggio, ne farò un altro; e un altro ancora. In verità un passo alla volta non è difficile. Persisterò fino al successo. D’ora innanzi considererò lo sforzo di ogni giorno come il colpo della mia lama contro una quercia possente. Il primo colpo non può causare neppure un tremito al legno, e così il secondo e il terzo. Ogni colpo di per se stesso può essere insignificante e sembrare privo di conseguenze. Ma anche sotto una serie di fendenti infantili, la quercia alla fine crollerà. Così deve accadere grazie ai miei sforzi di oggi.

Sarò simile alla goccia di pioggia che spazza via la montagna; alla formica che divora una tigre; alla stella che illumina la terra; allo schiavo che erige una piramide. Costruirò il mio castello mattone dopo mattone, poiché so che con i piccoli sforzi ripetuti si porta a compimento qualsiasi impresa.

Persisterò fino al successo. Non prenderò mai in considerazione la sconfitta e abolirò dal mio vocabolario parole e frasi come abbandonare, non posso, incapace, impossibile, fuori discussione, ineseguibile, improbabile, senza speranza, insuccesso, ritirata; perché queste sono le parole degli sciocchi. Eviterò la disperazione, ma se questa malattia della mente mi dovesse infettare, continuerò a lavorare nonostante la disperazione. Lavorerò sodo e sopporterò. Ignorerò gli ostacoli ai miei piedi e terrò gli occhi fissi alla meta sul mio capo, poiché so che dove finisce l’arido deserto cresce l’erba verde. Persisterò fino al successo.

Ricorderò le antiche leggi della statistica e le piegherò a mio vantaggio. Insisterò, ben sapendo che ogni fallimento aumenterà le mie possibilità di successo al prossimo tentativo. Ogni no che sento mi porterà più vicino al suono del si. Ogni cipiglio che incontro mi prepara al sorriso venturo. Ogni sfortuna di oggi reca in sé il seme della buona sorte di domani. Devo avere la notte per apprezzare il giorno. Devo fallire spesso per avere successo una volta soltanto.

Persisterò fino al successo. Proverò, proverò e proverò ancora. Considererò ogni ostacolo come una semplice deviazione dalla meta e come una sfida alla mia capacità. Persisterò e svilupperò la mia abilità come i marinai sviluppano la propria, imparando ad uscire illesi dalla furia di ogni uragano.

Persisterò fino al successo. D’ora innanzi imparerò ad applicare un altro segreto proprio di coloro che eccellono nel mio genere di lavoro. Al termine di ogni giorno, senza stare a considerare se è stato un successo o un fallimento, mi sforzerò di realizzare ancora una vendita. Quando i miei pensieri attireranno il mio corpo stanco verso casa, resisterò alla tentazione di farvi ritorno.

Proverò di nuovo. Farò un ulteriore tentativo di chiudere con una vittoria, e se questo fallisce ne farò un altro. Non permetterò mai che una giornata finisca con un insuccesso. Così pianterò il seme del successo di domani e otterrò un insormontabile vantaggio su coloro che terminano il lavoro ad un’ora stabilita. Quando gli altri si ritirano dalla lotta, allora comincerò la mia, e il mio raccolto sarà grande.

Agirò adesso. Non eviterò i compiti di oggi rimandandoli a domani, perché domani non arriverà mai. Intendo agire adesso, anche se le mie azioni possono non portare felicità e successo, perché agire e fallire è pur più del non agire e del vano agitarsi. In verità, il frutto colto della mia azione può non essere la felicità, tuttavia senza azione ogni frutto morirà sulla pianta.

Persisterò fino al successo. Non permetterò che il successo di ieri mi culli nel compiacimento di oggi, poiché proprio questo è la base del fallimento. Dimenticherò gli eventi del giorno passato, buoni o cattivi che fossero, e saluterò il nuovo giorno con la certezza che questo sarà il giorno più bello della mia vita. Sino a che avrò respiro persisterò. Poiché io ora conosco uno dei più grandi principi del successo: se persisterò abbastanza a lungo vincerò. Persisterò. Vincerò.


lunedì 12 dicembre 2011

"SHARM & CHARME"

In un momento storico in cui l’80% delle persone parla di “crisi” (e nel frattempo il restante 20%, che alla crisi non crede, prospera felicemente!), c’è un settore che sembra non crollare mai, anzi, continua ad incrementare costantemente la sua fetta di mercato. Stiamo parlando del settore del benessere.
Dalla persona più benestante a quella con mezzi più ridotti, tutti anelano alla stessa cosa: una pausa rigenerante dalla propria frenetica routine quotidiana. E così, settimana dopo settimana, si fa il conto alla rovescia da un periodo di vacanze all’altro: passate le ferie estive, si comincia ad aspettare quelle natalizie e via dicendo.. “spezzando” i lunghi mesi che separano questi periodi con i tanto attesi “ponti”, che collegano i giorni festivi ai week end.
Se andiamo a verificare quali sono le mete più ambite, scopriamo che, per antitesi alla frenesia quotidiana, la maggior parte delle persone cerca relax in luoghi esotici e rigeneranti coccole all’interno delle spa. Il momento di “stacco” viene vissuto quindi come una preziosa parentesi da dedicare al benessere psicofisico.
Il concetto di medicina preventiva si sta fortunatamente diffondendo sempre maggiormente ed ormai è noto a tutti quanto un’attività fisica costante e regolare ed un corretto stile alimentare abbiano un impatto fondamentale sulla nostra salute. Purtroppo però l’approccio convenzionale a salute e benessere risulta tuttora frammentato: chi va in palestra riceve indicazioni alimentari sommarie e chi si rivolge ad uno specialista in alimentazione riceve solamente il generico consiglio di fare un po’ di movimento.. e così via.. Tant’è vero che le palestre sono piene di persone che rimangono costantemente uguali negli anni e la gran parte degli esperti di alimentazione riceve clienti nel proprio studio in maniera altalenante allo stesso ritmo dei tanto famigerati yo-yo del peso..
C’è qualcosa che manca.. ed è una vera e propria “educazione alla salute” che guidi l’individuo verso un approccio tanto olistico quanto specifico e personalizzato.. il tutto condito con divertimento e semplicità! Infatti credo che sia difficile raggiungere l’obiettivo “salute” se continuiamo ad associare al concetto di “dieta” la parola “restrizione” ed al concetto di “attività fisica” la parola “fatica”.. Non vi suona tutto più semplice associando al concetto di “dieta” la parola “stile alimentare” e ad “attività fisica” il concetto “allegria in movimento”..;-)?
Da tutte queste premesse, nasce il progetto “SHARM & CHARME”: una settimana di vacanza che stravolgerà per sempre le vostre abitudini e i cui effetti rimarranno finalmente inalterati nel tempo! Si tratta di una settimana intensa all’insegna di alimentazione sana ed esercizio fisico, relax e cura del corpo, avventura e divertimento! Ogni giorno vi risveglierete con “Wake Up your Health Program!”, una sessione di attività fisica per “svegliare” il metabolismo, proseguendo con la lezione di alimentazione “Sei ciò che Mangi!”. Le attività pomeridiane vedranno l’alternarsi giorno dopo giorno del circuito di allenamento “Move your body!” con le movimentate ed energiche escursioni “Sharm & Sport”: dalla cammellata con the nel deserto, allo snorkeling al parco marino di Ras Mohamed, al fast walking nel canyon colorato!
E come non collegare l’idea di salute a quella di bellezza..?  All’interno del programma sono inclusi massaggi, fanghi e l’ingresso libero a palestra, sauna e jacuzzi della spa, ove avrete diritto ad una speciale tessera sconto per tutti gli altri trattamenti. E.. ciliegina sulla torta.. avrete la possibilità di usufruire di un team di personal styler che curerà i dettagli della vostra nuova immagine!
Allora, che state aspettando..;-)? No, no.. non correte a prenotare volo e hotel: è tutto incluso!! Il pacchetto comprende:
·         Volo andata e ritorno
·         Visto d’ingresso + assistenza aeroportuale
·         Transfer andata e ritorno
·         Assicurazione globale
·         Soggiorno in hotel 5 stelle con trattamento All Inclusive
·         2 bottiglie acqua extra per persona/die
·         3 escursioni: cammellata e the nel deserto, Ras Mohamed e Canyon colorato
·         1 trattamento hammam turco
·         1 scrub
·         1 fango
·         4 massaggi
·         Ingresso libero a palestra, sauna e jacuzzi della spa
·         Tessera sconto del 25% per tutti i trattamenti della spa, anche sui pacchetti promozionali
·         Set prodotti health
·         6 ore in aula di lezioni di alimentazione
·         9 ore di attività fisica mirata
Lo so che vi sembra troppo.. ma abbiamo voluto esagerare!!
Prenotando ora, avrete la possibilità di ottenere tutto questo solamente a 1.690 €, anziché 2.250 €! E se vuoi venire con il tuo partner, con tua mamma, con tuo figlio, con la cugina, lo zio, l’amica, il collega..;-).. potete usufruire della promozione 1+1: 2.970 €, anziché 4.500 €!! No, non stiamo scherzando!!
Se hai voglia di svegliarti dal letargo delle tue abitudini, non esitare un solo istante: ti aspettiamo a Sharm!! Visita www.vivianapassarotti.it !

PS: Affrettati!! Il gruppo è a numero chiuso, per garantire la massima attenzione ad ognuno dei partecipanti.

venerdì 25 novembre 2011

INTERNET, LA BIOLOGIA
E L’INTELLIGENZA UNIVERSALE

L’incipit di questo articolo non può che essere un’apologia rivolta ai miei cari fedeli lettori, che da settimane ormai mi richiedono la pubblicazione del nuovo articolo del blog: chiedo venia! Nonostante non si tratti di una giustificazione per l’inatteso ritardo, questo tempo supplementare mi ha permesso di aggiungere preziose tessere al puzzle argomentativo riguardo la tematica che ho scelto: Internet, la biologia e l’intelligenza universale. Quale connessione?
All’inizio del secolo scorso, gli studi di fisica quantistica ribaltarono completamente i precetti della meccanica newtoniana, ormai comprovati da tempo; si osservò che ciò che funzionava nel “macrocosmo” sembrava non funzionare affatto nel “microcosmo”. Così, scoperte sconcertanti ed affascinanti furono in un certo senso lasciate chiuse in un cassetto di laboratorio, in quanto il mondo non appariva pronto ad accettarle e ad integrarle nel proprio sistema di regole. La scienza definita “moderna”, aveva basato tutti i suoi assiomi sul concetto “vedere per credere”, ma, cercando di “vedere” come si comportavano le particelle quantiche in laboratorio, gli scienziati si accorsero che ne modificavano il comportamento: l’osservatore modificava la realtà osservata, interagendo con essa! No, no.. decisamente era ancora troppo presto.. e, nonostante si fosse ormai osservata una nuova struttura dell’atomo, sui banchi di scuola gli studenti continuavano (e continuano!!) a studiarne un modello ormai obsoleto, ma la cui spiegazione decisamente non necessita che vengano messe in campo tematiche che inspiegabilmente il sistema scolastico non considera ancora “assodate”.
Tra queste tematiche, non si può non rimanere affascinati dal concetto di entanglement. Il fenomeno di entanglement dice che due particelle generate da uno stesso evento energetico rimangono connesse tra loro (anche poste ai due lati opposti del globo) ed interagiscono simultaneamente e senza causa-effetto, ovvero seguendo il principio di atemporalità e di non-località. Persone che sviluppano una forte relazione di risonanza energetica vibrazionale (su qualsiasi piano, fisico, emotivo, mentale, spirituale..), come due partner, i membri della stessa famiglia, amici molto stretti, ecc, condividendo esperienze di connessione, sviluppano una sorta di “legame” che le rende entangled tra loro, permettendo una sottile ma intensa interazione a distanza. Ma c’è di più. Membri appartenenti alla stessa specie animale mostrano una connessione energetica da non sottovalutare. E’ stato osservato che, insegnata una specifica abilità ad un gruppo di scimmie di una particolare specie confinate su un’isola, raggiunta la massa critica dell’1% della popolazione mondiale di scimmie di quella data specie, improvvisamente anche le scimmie di quella stessa specie site in altre località del globo mostravano di  possedere quella data abilità, come se “l’informazione” fosse permeata a livello energetico, attraverso una connessine vibrazionale. Ma c’è ancora di più. Come non possiamo considerare il Big Bang come l’evento energetico unico per eccellenza che ha generato il tutto? E quindi come non considerare l’esistenza di una “connessione globale” che unisce ogni singolo atomo nell’Universo..? Ma, scusate.. di cosa siamo fatti tutti noi, se non di atomi..? Polvere di stelle..
Ciò che vale in laboratorio, vale anche nella vita reale. Come vedete, i concetti considerati “new age” sono in realtà supportati da leggi fisiche più che provate! Quindi, smettiamola di considerare “caso” ogni volta che pensiamo ad una persona e questa dopo poco ci chiama..;-)! E per questo rimando all’articolo “Coincidenze ed eventi sincronici”..
Se osserviamo l’organizzazione cellulare all’interno del nostro corpo, ci rendiamo conto che si tratta di un esempio di disegno cosmico di amore universale, il tutto regolato da un’intelligenza superiore che sfrutta una sorta di internet biologica. Ogni cellula lavora “senza egoismo”, per un bene superiore, ovvero per il benessere dell’intero organismo. Le cellule comunicano tra loro e si adattano, senza opporsi al cambiamento, a qualsiasi situazione; collaborano con le altre ed interagiscono in comunione d’intenti. Ogni cellula ha specifiche funzioni in base ai ritmi universali, che svolge con la massima efficienza, in sintonia con le altre. Ogni singola cellula esprime appieno la capacità di donare, il che rende automatico il gesto di ricevere, rendendo il tutto un ciclo “vitale” di energia. Le cellule danno tutto ciò che sono in grado di donare, fino a sacrificare se stesse, e trasmettendo la loro “immortalità” nelle cellule figlie.
All’inizio del mese di ottobre ho partecipato nuovamente ad un corso di Bruce Lipton e questa volta ho avuto la possibilità di dialogare brevemente con questa straordinaria persona: un arricchimento meraviglioso! Durante il seminario Bruce ha posto l’accento sull’evoluzione frattale, sia nel tempo che nella complessità. Mi spiego meglio: dal punto di vista del tempo, l’evoluzione non avviene senza soluzione di continuità, bensì attraverso periodi di apparente stasi o progressione graduale seguiti da improvvisi salti quantici; mentre, dal punto di vista della complessità, tutte le variazioni animali del pianeta rappresentano sistemi multidimensionali di diversa complessità, costruiti essenzialmente a partire da modelli iterati degli stessi tipi di cellule. Ma quando avvengono i salti quantici evolutivi..? Osservando la storia e la biologia, appare evidente che il salto quantico avviene quando il sistema presente non è più “sostenibile” e le due alternative poste a bivio sono: soccombere o  evolvere verso un “livello” superiore.
Andiamo a ripercorrere i principali salti evolutivi che hanno portato alla “nascita” dell’essere umano. La comparsa delle prime forme viventi sulla Terra, risale al periodo delle cellule procariote, cellule batteriche piccole e semplici. Quando queste cellule cominciarono ad aumentare la loro complessità e quindi si rendeva necessario un aumento di volume a seguito del quale la membrana esterna non sarebbe stata più sufficiente a fungere da barriera protettiva e quando quindi la stessa spinta evolutiva rischiava di diventare il limite all’evoluzione stessa, l’imperativo biologico di sopravvivenza all’interno di un più grande disegno della natura portò le cellule procariote a riunirsi in comunità, per condividere collettivamente sia una superficie più ampia che un’aumentata consapevolezza. La comunità procariote, avvolta e protetta nel più resistente biofilm, poté evolvere in una forma di vita più evoluta, ovvero gli eucarioti, divisisi poi in protozoi e cellule vegetali. All’interno della comunità avvenne un processo di cooperazione e di specializzazione, portando così alla formazione di quegli organelli cellulari che diedero slancio ad un salto evolutivo verso una maggior complessità. Secondo la biologa americana Lynn Margulis, cita Lipton, “la vita non si è impadronita del globo combattendo, ma organizzandosi in una rete”, contrariamente all’idea darwiniana della continua competizione tra individui e specie. Nonostante la presenza del citoscheletro, importante sostegno interno delle cellule eucariote, all’aumentare della complessità evolutiva si ripropose lo stesso limite relativo alla membrana già visto riguardo le cellule procariote: un altro potenziale “punto morto” evolutivo. Nuovamente, le singole cellule eucariote iniziarono a riunirsi fisicamente in comunità, portando ad un nuovo salto quantico: siamo al periodo pluricellulare. All’inizio si trattava solo di semplici organismi coloniali, tuttavia, con l’aumentare della densità di popolazione di queste comunità, non era più efficiente che tutte queste cellule facessero la stessa cosa e di conseguenza le cellule iniziarono ad esprimere funzioni specializzate, andando a costituire muscoli, ossa, cervello e così via. Tutto ciò portò progressivamente alla costituzione di organismi pluricellulari altamente complessi, in grado di assicurare la sopravvivenza di comunità composte da trilioni di cellule. Ma, in un ambiente impervio ed ostile, popolato da diversi organismi pluricellulari complessi, era rischioso per un singolo individuo condurre una vita “isolato”. Passiamo quindi, attraverso l’ennesimo salto evolutivo, al periodo sociale. I membri individuali di certe specie iniziarono ad unirsi in organizzazioni sociali per aumentare le loro possibilità di sopravvivenza, comunità specifiche che assumono vita propria come “super-organismi”.
Questo modello suggerisce che lo stadio successivo dell’evoluzione umana non avrà tanto a che fare con “mutazioni” all’interno degli esseri umani individuali, quanto piuttosto con il modo in cui gli esseri umani si radunano in comunità. Quello che ora ci aspetta è l’evoluzione verso un livello più elevato di comunità di esseri umani: l’umanità. La civiltà umana attualmente sta lottando con la sua stessa esistenza: stiamo vivendo in un sistema che non è più sostenibile, dal punto di vista economico, emotivo, spirituale, mentale.. Siamo sul punto di sperimentare il prossimo salto evolutivo, l’autentica espressione della comunità umana. L’alternativa, come in passato, sarebbe soccombere. Tutto dipenderà da noi e dalla nostra singola scelta individuale, la cui risultante sarà la scelta della collettività umana.
E.. ricordate all’inizio dell’articolo l’esempio relativo alle scimmie, mentre parlavo di entanglement? Basta solo l’1% di individui per costituire la massa critica necessaria per compiere il salto quantico. Credo fermamente che in mano ad ognuno di noi ci sia la responsabilità globale per il futuro dell’umanità. Ognuno di noi è parte del tutto e con il tutto interagisce. Ognuno di noi può essere quel singolo individuo dalla cui presenza o assenza può dipendere il futuro della nostra specie e dell’intero pianeta.
Forse è questo il segnale che volevano lasciarci i Maya, quando rappresentarono al centro del calendario a chiusura del Lungo Computo il volto dell’Uomo.. tutto dipenderà dalla scelta dell’Uomo.. e, in ogni caso, sarà la fine del mondo per come l’abbiamo sempre visto.. Siamo alle porte del cambiamento.. Non fingiamo di chiudere gli occhi di fronte alla coincidenza tutt’altro che casuale che ha portato popolazioni lontane nel tempo e nello spazio ad identificare lo stesso momento astrologico (che, attenzione, non ha nulla a che vedere con i ridicoli spettri numerologici di fine millennio) come momento di cruciale cambiamento. Dal calendario Maya al Libro dei Morti degli antichi Egizi fino alle effigi dei templi cambogiani.. tutto conduce allo stesso momento..
Abbiamo bisogno di un mondo in cui ogni singolo individuo collabori per un bene superiore, un mondo in cui la ricchezza sia misurata da un vero benessere globale, sulla base di un’etica universalmente condivisa, un mondo in grado finalmente di percepire la realtà dietro le apparenze e di conoscere le energie sottili che ci rendono connessi con il tutto e con la nostra matrice divina.. Solo allora saremo pronti a volare verso nuovi orizzonti e a comunicare con comunità appartenenti a mondi lontani.. Le onde che sfruttiamo per le nostre connessioni internet ci servono per comunicare fino a che non saremo in grado di decodificare le onde cerebrali tra mittente e ricevente per attuare una comunicazione telepatica: ciò che una volta era fantascienza è entrato a far parte della scienza: cosa ci impedisce di pensare oltre..? I limiti sono solo quelli che la nostra rigida mente ci impone.. ma, ogni volta che quei limiti sono stati sfidati e superati, abbiamo compiuto un balzo evolutivo..
Mi piace nuovamente citare il concetto di Fabio Marchesi di Universo Exotropico, ovvero di un universo volto all’evoluzione costante verso un disegno d’amore più grande. In ogni istante possiamo scegliere ove direzionare le nostre scelte e di conseguenza come contribuire all’umanità intera.. Ognuno di noi è una goccia senza la quale il mare non sarebbe più lo stesso.. La responsabilità è in mano ad ogni singolo individuo.. Anche la persona più “piccola” può cambiare il destino del mondo..

martedì 6 settembre 2011

DAVID SERVAN SCHREIBER E
I GRANDI QUESITI SUL CANCRO

E’ passato poco più di un mese, ma ancora faccio fatica a realizzare. 24 luglio, vigilia del mio compleanno. Mentre mi sto preparando per raggiungere gli amici alla festa che ho organizzato, folgorante mi raggiunge la notizia: il neuropsichiatra francese David Servan Schreiber, divenuto celebre raccomandando l’utilizzo di metodi alternativi contro depressione e cancro, è morto a 50 anni a seguito di una ricaduta di un tumore al cervello apparso per la prima volta nel 1992, a soli 31 anni. Il corriere della sera titola: “Affrontò il cancro con yoga e dieta. E conquistò i lettori.”.. E qui, come sempre, gli irriducibili difensori delle terapie convenzionali, che osteggiano qualsiasi cosa si discosti dalle direttive ufficiali dettate dalle lobbies del farmaco, diranno: “Hai visto? Si è curato con quei metodi alternativi ed alla fine è morto!”.. Già, peccato che la medicina ufficiale lo aveva già dichiarato morto nel 1992, dandogli una speranza di vita di massimo 6 mesi dalla diagnosi.. Ma David reagì con estrema forza di volontà, con la fiducia nelle risorse e nelle capacità nascoste dell’essere umano, in grado di prevenire e contrastare la malattia.
Nel 2003 esce il suo primo libro “Guarire” (ringrazio di cuore il Dottor Fabrizio Duranti per avermelo fatto conoscere), in cui si affrontava il tema dello stress, della depressione e dell’ansia, che, propone Servan Schreiber, si possono affrontare con un approccio totalmente naturale, senza psicofarmaci o terapie convenzionali, ma grazie allo yoga ed alla meditazione. Ricordo con il sorriso il titolo di un capitolo del libro, “Prozac o Adidas?”, in cui l’autore espone i vantaggi di una costante e regolare attività fisica nel contrastare depressione e co. : è una cura per l’ansia e stimola le cellule del sistema immunitario, fa entrare in uno stato di “flusso” che interrompe il dialogo interno negativo, allevia i sintomi in profondità e stimola la produzione di endorfine, migliora la coerenza cuore-cervello riequilibrando il sistema neurovegetativo.. senza contare tutta la cascata di effetti benefici a livello puramente fisiologico (da valutare peraltro in maniera interconnessa, in quanto – ormai lo sappiamo! – non regge più il precetto separatista di matrice illuminista sulla divisione tra anima e corpo..!).
Nel 2007 esce il secondo libro, “AntiCancro”, a seguito di una prima ricaduta del tumore: il libro inneggiava al sistema di difese naturali dell’uomo nella prevenzione e la lotta contro i tumori. David Servan Schreiber ha sempre sostenuto l’importanza di alimentazione, attività fisica e meditazione per aumentare il potere difensivo e di auto guarigione del nostro organismo. E tutto questo non è stato esposto da un punto di vista, diciamo, “new age”, anzi: i suoi libri, scritti da un uomo di scienza, hanno notevolmente ampliato gli orizzonti della medicina.
In seguito ad un’altra grave ricaduta, l’autore  ha pubblicato poche settimane fa il suo ultimo libro, intitolato “Ho vissuto più di un addio”, in cui pone a se stesso la domanda più dura: il suo metodo funziona davvero..? “Questa ricaduta mi ha spinto a pormi le domande più serie, forse le più importanti, di tutta la mia vita: se sono inseguito dalla malattia anche quando penso, mangio, mi muovo, respiro e vivo seguendo la filosofia anticancro, allora che cosa resta di Anticancro ?”. Resta molto, moltissimo, caro David. La filosofia anticancro ti ha concesso molti più anni, anni intensi e gratificanti, rispetto all’infausta prognosi iniziale, anni in cui hai donato al mondo qualcosa che l’ha reso migliore di come l’hai trovato e, se avessi salvato anche una sola vita, per quella persona hai salvato il mondo intero. Il mondo deve essere grato di averti avuto.. Namastè.. In questo libro la sua riflessione via via diventa il suo testamento spirituale e Servan Schreiber mostra come persino la prova estrema della morte possa dare più ricchezza alla vita. Come le stesse risorse naturali che aiutano nella malattia possano aiutare anche ad affrontare serenamente la fine. Come ciò che facciamo, ciò che doniamo, ci farà restare per sempre nel cuore e nel futuro di chi più conta per noi. In sintesi, ci dimostra che il nostro addio non sarà definitivo. "Quando non si può più combattere contro la malattia, rimane ancora una lotta da intraprendere, quella per affrontare bene la morte: salutare come si deve le persone che si devono salutare, perdonare le persone che si devono perdonare, ottenere il perdono delle persone da cui ci si deve far perdonare. Lasciare messaggi, sistemare le proprie cose. E partire con un sentimento di pace e 'connessione'. [leggi tutto ...] Avere la possibilità di preparare la propria partenza è in realtà un grande privilegio."..

Viene da chiedersi: cosa manca? Cosa non ha funzionato..? David Servan Schreiber non è stato l’unico a lavorare su metodi alternativi per il ripristino della salute (con stima e gratitudine ricordo il Dottor Max Gerson, ideatore della terapia omonima, di cui vi invito a documentarvi): infatti, qui non c’è nulla che è possibile “brevettare”, come una nuova molecola farmacologica che farà guadagnare miliardi a qualcuno.. qui tutto parte dalla natura e dal ripristino delle condizioni ideali per il sano funzionamento di ognuna delle nostre cellule, dalla cui somma emerge il sano funzionamento globale del nostro organismo. Ed è per questo che questi studi non interessano a nessuno all’interno della comunità scientifica ortodossa! Ma, scusate, immaginatevi di entrare nella mente di chi ha cinicamente solo interessi economici derivanti dalla vendita di farmaci: è meglio trovare il modo di far guarire davvero le persone o è meglio tenerle malate e dipendenti da farmaci che hanno il solo scopo di tenere parzialmente sotto controllo i sintomi, peraltro causando gravi effetti collaterali in altri distretti corporei, per i quali successivamente serviranno altri farmaci..?! E non si tratta di mie supposizioni o di quelle di ristretti gruppi di anarchici: ci sono fior fior di ricercatori che hanno in mano prove relative a questi discorsi, nonché medici “rinsaviti” che hanno dichiarato pubblicamente di essere stati plagiati e corrotti per affermare cose difformi dalla realtà per massimizzare i guadagni delle case farmaceutiche! Sono fatti sotto gli occhi di tutti ma che continuano ad essere visti come eventi di nicchia perché viviamo in una società ove il condizionamento ipnotico indotto dai mass media ha “dettato legge” riducendoci ad essere dei “consumatori”.. perfino del farmaco!! Vi ricordo il giuramento di Ippocrate, padre della medicina!!! E Ippocrate diceva anche “Fa’ che il tuo cibo sia la tua medicina e che la tua medicina sia il tuo cibo”, già consapevole della modulazione ormonale indotta dal cibo.. E pensare che il termine pharmakos in greco antico significava sia “medicina” che “veleno”.. Saggi i nostri predecessori..

Partiamo da una semplice constatazione: normalmente quando il nostro sistema immunitario (self) individua una o più cellule “anomale” (non-self), non conformi al nostro DNA, si attiva per distruggerle ed eliminarle. Se con l’insorgere del cancro questo non accade, le ipotesi sono due: o queste cellule sono troppo forti, o il nostro sistema immunitario è troppo debole. Le scelte attuate dalla medicina convenzionale con la chemioterapia e la radioterapia (cancerogene di per sé!!) attuano una specie di “distruzione di massa”: è come se, per distruggere un’orda di cavallette che ha invaso una foresta, distruggessimo la foresta intera con un lanciafiamme.. Si, forse non avremo più le cavallette, ma.. che ne è rimasto della foresta..? Magari qualche piccolo arbusto o radice che, se impiantato in un buon terreno, può sopravvivere.. Ma se per caso al suo interno si è annidata una cavalletta ed è sopravvissuta e nel tempo si verificherà un’altra invasione di cavallette, stiamo certi che  il secondo attacco incendiario per distruggerle lascerà dietro di sé solo arida e morta terra bruciata.. Le scelte attuate dalle terapie alternative invece puntano a rinforzare il “terreno”, ovvero la capacità di rigenerazione dell’organismo e reattività ed efficienza del sistema immunitario, ovvero far si che ogni singola quercia sia talmente in salute da risultare inattaccabile dalle cavallette e che eventuali piccoli danni nella corteccia di alcuni alberi vengano immediatamente riparati dalla reattività e dall’efficienza della resina prodotta..

Il primo step dunque è quello di ripristinare al massimo la funzionalità fisiologica del nostro organismo, intervenendo su vari fronti: alimentazione, integrazione, detossificazione, attività fisica.. Ma questo non basta.. Chi di noi non ha mai sentito parlare di qualcuno che aveva uno stile di vita sano e regolare eppure si è ammalato comunque di cancro..? (Evito di commentare l’esempio opposto che viene utilizzato da chi ha abitudini nocive e si difende prendendo ad esempio qualcuno che non si è ammalato pur avendo questa o quest’altra abitudine sbagliata, quasi a volerne minimizzare la dannosità, tipo: “Mio nonno ha fumato tutta la vita eppure non si è mai ammalato e fino a due mesi prima di morire a 98 anni era sano come un pesce!”.. No comment..). Evidentemente dobbiamo andare oltre. Uno dei capitoli del Dottor Servan Schreiber è intitolato “La mente anticancro”: penso che non risulti difficile per nessuno di noi intuire quanto lo stress psichico influisca pesantemente sul terreno in cui può “germogliare il seme del cancro”.  Avete mai sentito parlare di PNEI, ovvero Psico Neuro Endocrino Immunologia..? I nostri pensieri e il nostro stato emotivo interferiscono con una vera e propria reazione ormonale a catena sulla nostra fisiologia con un rapporto biunivoco e quando stato emotivo e fisiologia sono “negativi” attuano delle vere e proprie modifiche “negative” sul nostro DNA: Bruce Lipton nel libro “La biologia delle credenze” dimostra come l’energia del nostro pensiero alteri l’espressione del nostro patrimonio genetico, indirizzandoci verso la salute e l’evoluzione quando il pensiero è positivo e verso la degenerazione e la malattia quando è negativo. Ricordate Masaru Emoto e i suoi esperimenti con i cristalli d’acqua, vero..? Se così non fosse, vi invito a consultare www.masaru-emoto.net .. e la prossima volta presterete maggior attenzione a dove fate soffermare i vostri pensieri..

Ma alla fine, qual è la causa ultima (non il fattore scatenante) di un tumore..? L’idea che mi sono fatta, prende spunto dagli studi del Dottor Nader Butto, del Dottor Roy Martina, del Dottor Renè Martina, del Dottor Ryke Geerd Hamer, della Dottoressa Claudia Rainville e del Dottor Deepak Chopra. Partiamo dal presupposto che il corpo è la macchina perfetta e che il suo funzionamento è regolato da principi universali superiori immanenti, tuttora ignoti ma dei quali comunque si percepisce la presenza. Se il corpo “crea” il tumore, avrà pure una ragione di farlo, no..?

Cito ora un esempio tratto dal libro “La medicina sottosopra. E se Hamer avesse ragione?”. Una muta di lupi sta cacciando nella boscaglia. Il cibo è scarso ma all’improvviso uno dei lupi trova la zampa di un coniglio selvatico morto da qualche giorno. Per non farsela rubare dagli altri la ingoia in tutta fretta, ma la zampa è troppo grossa e gli resta sullo stomaco. Il lupo si trova in pericolo di vita perché fintanto che la zampa gli rimane nello stomaco non si sentirà di mangiare. Si tratta di una situazione di emergenza che non sa come risolvere. Immediatamente il cervello si mette in azione ed ordina al corpo di creare una proliferazione cellulare nello stomaco proprio là dove si trova l’osso della zampa: si tratta di un tumore! Ma tutto ha un senso e quella che sembra essere una malattia inesorabile si rivela essere invece la soluzione perfetta del cervello per la sopravvivenza del lupo. E’ stato infatti dimostrato in laboratorio che le cellule tumorali dello stomaco secernono una quantità di acido cloridrico che ha un potere digestivo da tre a dieci volte superiore a quello delle cellule normali. Così l’osso può essere digerito più velocemente ed il lupo potrà sopravvivere. Cessato l’allarme, scampato il pericolo, il cervello dà l’ordine al corpo di distruggere il tumore ed il lupo potrà nuovamente riunirsi alla muta e tornare a cacciare.
Immaginiamoci ora che il signor Mario, di 51 anni, dopo aver dedicato tutta la sua vita lavorativa ad una piccola azienda di mobili per ufficio, un bel mattino, arrivando sul lavoro, viene chiamato dal proprietario che gli annuncia senza troppi preamboli il suo licenziamento. Mario rimane senza fiato, incapace di qualsiasi reazione, senza sapersene spiegare la ragione. Scoprirà in seguito che il suo posto è stato preso dal figlio del titolare. E’ un tiro mancino che non si sarebbe mai aspettato e lo esprime dicendo: “L’essere licenziato in questo modo mi è rimasto sullo stomaco!”. Immediatamente la mente informa il cervello che invia l’ordine alle cellule dello stomaco che danno inizio ad una proliferazione cellulare, un tumore, per digerire il boccone indigesto che rischia di far morire Mario: ecco come funziona!
Il nostro cervello non fa differenza tra una cosa reale (la zampa di coniglio rimasta sullo stomaco al lupo) ed una cosa vividamente immaginata (il licenziamento di Mario, vissuto come un boccone che gli resta sullo stomaco). La malattia è dunque la soluzione perfetta del cervello in termini biologici di sopravvivenza. E non è mai il conflitto in sé che corrisponde ad una determinata patologia tumorale, ma la percezione emotiva del soggetto. Mario avrebbe potuto vivere il trauma emotivo del suo licenziamento in modi diversi, in base al suo vissuto, la sua storia, la sua educazione:
*       “sono arrabbiato per l’ingiustizia subita”: patologia delle vie biliari
*       “mi sta sul gozzo”: patologia dell’esofago
*       “è un brutto tiro, impossibile da lasciar passare”: patologia dell’intestino tenue
*       “mi ha fatto una cosa schifosa”: patologia del colon
*       “ho paura di non avere più il mio spazio”: patologia dei bronchi
*       “tutto mi crolla addosso”: patologia renale
*       “non valgo più niente”: patologia ossea

Se il conflitto psico-emotivo si risolve “in tempo”, il cervello dà ordine al corpo di disintegrare la massa tumorale, in caso contrario questa massa  continua a crescere ed ecco che ci troviamo di fronte ad un caso di cancro conclamato. Capite bene che intervenire con i metodi classici (chemioterapia, radioterapia, intervento chirurgico) non ha alcun effetto né sul terreno, come abbiamo detto in precedenza (anzi, distrugge il terreno!), né tantomeno sulla causa originaria.
Avete mai sentito parlare di Brandon Bays? Nel 1992 la diagnosi di un tumore delle dimensioni di una palla da basket la catapultò in un importante viaggio di ricerca nell’anima e, in ultima analisi, di liberazione emotiva e guarigione. Dopo solo sei settimane e mezzo, ripetendo le analisi, fu dichiarata perfettamente sana e questo senza farmaci e interventi chirurgici. Un miracolo? Sicuramente la medicina ufficiale lo definisce così.. e in sostanza lo è, ma da un altro punto di vista: il miracolo della liberazione emotiva.

Il mio percorso di studi con il Dottor Nader Butto è stato per me l’anello mancante nel mio percorso tra scienza e spiritualità. La vita è generosa con noi e continua a riproporci sotto diverse forme il conflitto emotivo che abbiamo bisogno di superare per evolvere sul nostro cammino e così sarà finché non supereremo il nostro “esame”. “Ogni problema non può essere superato allo stesso livello di pensiero che l’ha generato”, Albert Einstein. Il corpo semplicemente ripropone ad una frequenza più bassa la vibrazione dell’anima: è lì la sede del conflitto, è lì la causa ultima della malattia. Claudia Rainville intitola un suo libro “Ogni sintomo è un messaggio”: da lì possiamo “leggere” (parliamo di “metamedicina”) attraverso la patologia per attingere in profondità alle sue origini. Cerchiamo di ricordarci che tutto è uno e smettiamola di considerare dicotomicamente la realtà: corpo e spirito sono un tutt’uno e vibrano in risonanza. Se vogliamo cambiare i frutti (il corpo fisico manifesto), dobbiamo intervenire nella parte più profonda, le radici (il corpo sottile intangibile).. senza dimenticarci di curare comunque il terreno.. perché “il corpo è il tempio dell’anima”.

martedì 26 luglio 2011

L’ETICA NEL PIATTO

Nell’accingermi a scrivere questo articolo, onde evitare eventuali future polemiche da parte di ipotetici detrattori e contestatori, voglio da subito precisare che non sono un medico e che sono iscritta alla facoltà di Scienze e Tecnologie del Fitness e dei Prodotti della Salute. Quello che scriverò in seguito, è una personale opinione, derivante da anni di studio su alimentazione e benessere, durante i quali ho valutato “tesi” ed “antitesi” riguardo ogni singola argomentazione per formularne successivamente una mia “sintesi”, nel senso greco del termine. In un recente trasloco, ricatalogando una parte dei libri della mia biblioteca personale, ho potuto contare 753 libri su salute e benessere, di cui 259 solamente riguardanti la tematica dell’alimentazione.
Il mio percorso di studi inerente a salute e benessere non è nato ieri.. Ho seguito un percorso di formazione con il Dottor Fabrizio Duranti, esperto di Human Maximum Performance, ed ho collaborato alla stesura di due libri dello stesso (“Il circolo virtuoso del benessere” e “Le 100 regole del benessere”). Ho conseguito il Certificato Zone Consultant tramite The Zone Research Institute, presieduto da Barry Sears, il titolo di Educatore Alimentare ottenuto presso la F.I.F. (Federazione Italiana Fitness), riconosciuto da C.O.N.I., E.F.A. (European Fitness Association), M.S.P. (Movimento Sport Popolare) e dal Ministero dell’Interno, l’attestato Dieta GIFT, nel metodo del Dottor Attilio Speciani e del Dottor Luca Speciani, con successivo affiancamento nello studio medico SMA di Milano. Ho effettuato il corso di Primo Soccorso e CPR, ottenuto presso l’Ospedale L.Sacco di Milano, ho conseguito il certificato di Istruttore e Personal Fitness Trainer CFT3, presso ISSA (International Sports Sciences Association) e di Spinning Instructor presso FiSpin. Ho partecipato al corso Ipnosi per il Benessere, a cura di Charlie Fantechi, ho ottenuto gli attestati di 1° Livello (“Medicina Unificante e Leggi Universali – Il  Settimo Senso”), 2° Livello (“Psico-Energetica”), di 3° Livello (“Il Codice Umano”), di 4° livello (“FEEL”) e di 5° livello (“Trattamento e Lavaggio Energetico-Emozionale) nel Metodo del Dottor Nader Butto ed ho ottenuto la certificazione di Omega NEI Health Top Coach a conclusione del primo anno del programma di formazione a cura del Dott. Roy Martina e del secondo anno a cura di Renè Martna e Iwan Markmann. Inoltre, proseguo costantemente nel mio percorso di crescita spirituale, fondato su un’etica di base universalmente condivisa.
Questa premessa ovviamente non è da considerarsi un vano elenco di titoli ed attestati di varia natura, ma semplicemente una forma cautelativa, in quanto, soprattutto in Italia, se sprovvisti del titolo di laurea di Dottore in Medicina, è quasi un tabù poter parlare di salute, benessere e alimentazione, anche se si hanno alle spalle anni ed anni di studi approfonditi e la partecipazione a numerosi simposi medici. A conclusione di ciò e a totale tutela, “le informazioni contenute in questo articolo non intendono sostituirsi al parere professionale di un medico; l’utilizzo di qualsiasi informazione qui riportata è a discrezione del lettore; mi sottraggo a qualsiasi responsabilità diretta o indiretta derivante dall’uso o dall’applicazione di qualsivoglia indicazione riportata in queste pagine; per ogni problema specifico si raccomanda di consultare uno specialista”. Fatto! Cominciamo..;-)?
Il presente articolo vuole essere uno spunto di riflessione per una presa di consapevolezza di quanto abbiamo stravolto la nostra modalità di nutrirci. Sono certa che ad alcuni di voi risulterà impensabile ribaltare completamente le proprie abitudini alimentari ma, osservando lo stato attuale dei fatti, se ognuno mettesse in atto anche solo un singolo semplice cambiamento, miglioreremmo sicuramente lo stato di salute individuale e quello di benessere globale del nostro Pianeta.
Nel nostro cervello, l’ipotalamo attiva, controlla ed integra i meccanismi autonomi periferici, l'attività endocrina e molte funzioni somatiche quali la termoregolazione, il sonno, il bilancio idro-salino e l'assunzione del cibo. Il suo funzionamento è rimasto identico dall’era del Paleolitico, circa 2,5 milioni di anni fa. Purtroppo però le nostre abitudini alimentari, i nostri ritmi di vita e la nostra modalità di gestione dello stress sono notevolmente mutate. Facciamo un veloce paragone.

Al risveglio, l’uomo del Paleolitico sapeva che doveva procurarsi del cibo. Gli ormoni delle ore del mattino (testosterone, cortisolo, ormoni tiroidei) sono tutti rivolti al catabolismo, ovvero al consumo energetico, mentre quelli delle ore serali (insulina e GH, l’ormone della crescita) sono maggiormente anabolici, ovvero propendenti all’accumulo. Iniziare la giornata con una ricca colazione era per il cervello dell’uomo primitivo un segnale di disponibilità di cibo per la giornata, mentre il non ricevere cibo in abbondanza inviava al cervello un segnale di “carestia”, conseguentemente al quale l’occasionale e fortuito reperimento di anche modeste quantità di cibo durante la giornata veniva quasi interamente trasformato in scorte da accumulare.

Cosa fa mediamente l’uomo moderno..? Comincia la giornata con caffè e brioche! Spesso a seguito di una notte insonne o trascorsa in un sonno poco ristoratore, la maggior parte di noi si alza alla ricerca disperata di caffè (anziché indagare sulle cause dei disturbi del sonno e/o della stanchezza cronica), magari con una (o più!!) bustine di zucchero da 7gr. (quando la totalità del sangue del nostro intero organismo ne contiene 2,3gr. ..!) o di dolcificante (cancerogeno! – e che, in ogni caso, attraverso la sensazione di “dolce” percepita attraverso le nostre papille gustative, “inganna” il nostro organismo e lo predispone al rilascio di insulina e all’accumulo!), accompagnato da brioches preparate con farine raffinate, zucchero bianco, grassi saturi o addirittura grassi trans e idrogenati.. altra bella scarica di calorie “vuote”, ovvero prive dei micronutrienti presenti nei prodotti integrali. Gli effetti deleteri di questo tipo di colazione non sono solo relativi alla predisposizione all’accumulo di grasso, ma, come si evince dai recenti studi, saltare la colazione o effettuare una colazione di questo tipo, predispone anche a diabete e aterosclerosi.

Torniamo al Paleolitico. Cerchiamo di ricordarci i tempi in cui ci muovevamo in gruppo alla ricerca di cibo.. eravamo abituati a pasti costituiti prevalentemente da frutta, erbe, radici, bacche.. ed occasionalmente, agevolati dalla nostra adattabilità onnivora, uova o modeste quantità di carne, ottenuta faticosamente a seguito di una estenuante caccia.. In queste condizioni, assumendo sempre cibi naturali (ovviamente!) ed estremamente ricchi di fibra, la nostra glicemia era evidentemente sempre stabile. E’ curioso a questo proposito notare come l’insulina sia il nostro unico ormone ipoglicemizzante, mentre, al contrario, disponiamo di numerosi ormoni iperglicemizzanti (glucagone, cortisolo, adrenalina, GH), a dimostrazione del fatto che il nostro organismo è fisiologicamente preposto alla ricerca di zuccheri piuttosto che il contrario.. e che quindi fatica a far fronte alle inondazioni continue di glucosio nel sangue, alle quali continuamente viene attualmente sottoposto. Oltretutto, per potersi nutrire, l’uomo del paleolitico era forzatamente costretto al movimento, mentre noi..

Eccolo.. l’uomo moderno! Che si trascina giù dal letto e che compie come primo movimento (o quasi..) quello di.. aprire la porta del frigorifero! Prende il via così una giornata “alterata” da: caffè o the zuccherati, marmellate, cioccolatini, cereali per la colazione, brioches, succhi di frutta e bibite gassate zuccherate, prodotti conservati, pasta bianca, pane bianco, gelati e dolci di varia natura.. aiuto!! Il nostro corpo non ce la fa più a sopportare una tale ondata di glucosio! Non è  nato per questo! A causa degli zuccheri a rapida assunzione, il sangue diventa immediatamente “sciroppato” e per l’organismo è una situazione di allarme! Le cellule beta delle isole di Langherans del pancreas secernono immediatamente enormi quantità di insulina (peccato che è ormai assodato che ai frequenti picchi di insulina – e alle conseguenti reazioni a catena - siano associate le più gravi epidemie dell’uomo moderno: diabete, ipertensione, obesità, dislipidemie e sindrome X, nonché, a seguito di correlati processi infiammatori, preparazione del terreno per cancro, ictus e infarto..): dopo aver stipato le riserve nel fegato (glicogeno epatico) e nei muscoli (glicogeno muscolare), tutto il restante glucosio ematico verrà.. trasformato in accumulo adiposo. Il corpo, spaventatosi per quest’ondata zuccherina, cercherà di abbassare il più possibile la glicemia e lascerà il sangue addirittura impoverito di glucosio e questo impoverimento, detto ipoglicemia reattiva, causerà senso di fame, debolezza ed irritabilità e porterà alla ricerca immediata di.. ulteriori zuccheri! Ecco innescato un circolo vizioso di dipendenza dal glucosio.. occorre una bella disintossicazione!!

Caro il mio Paleolitico! Torniamo lì, proseguiamo con il nostro viaggio e vediamo cosa succede.. Da numerosi studi di morfologia, fisiologia e biologia comparata, si evince che il nostro apparato digerente sia più simile a quello degli erbivori che non a quello dei carnivori e che la nostra adattabilità onnivora abbia costituito unicamente un vantaggio evolutivo in fasi particolarmente difficili. Il consumo di frutta e verdura ha innegabili vantaggi dal punto di vista della salute: fornisce fibra, acqua biologica, vitamine, antiossidanti, minerali ed oligoelementi preziosi. Innumerevoli studi correlano la regolare assunzione di frutta con un’azione preventiva sul cancro e su molte altre gravi patologie.

Invece l’uomo moderno si preoccupa di quanti zuccheri ci siano in.. una banana! E’ divertente osservare chi, alla fine di un pasto a dir poco assurdo, composto da cibi ad alto carico glicemico, prodotti conservati e grassi saturi, conti le calorie di un grappolo d’uva per evitare di ingrassare..! E’ proprio vero che bisogna stare attenti a non incaponirsi nelle cavillosità perdendo di vista la visione d’insieme.. E sono le stesse persone che alla fine della cena non rifiutano le pesche sciroppate, un dolce o il liquore dopo il caffè..!!

“Cibi spazzatura” nell’era del Paleolitico: articoli non presenti.

“Cibi spazzatura” nell’era moderna: zucchero bianco, farina “00”, grassi vegetali idrogenati, margarine, dolcificanti artificiali (aspartame, acesulfame, saccarina, ciclammati), sciroppo di glucosio, alcolici e superalcolici, bibite gassate zuccherate, dolciumi industriali, caramelle, glutammato, nitriti/nitrati e conservanti in genere, addensanti.. Attenzione ai “finti integrali” (ovvero prodotti raffinati con assurda conseguente aggiunta di crusca), ai “grassi finti”, agli imbrogli dei “cibi light”..

Torniamo al Paleolitico per un cenno sull’attività fisica. Ovviamente, i nostri predecessori non facevano attività fisica per “tenersi in forma”..! Studi pubblicati nel 2004 sulla rivista “Nature”  hanno dimostrato chiaramente come la natura abbia dotato l’uomo di una struttura scheletrica, una modalità di consumo energetico, una capacità di smaltire il calore prodotto di un efficientissimo corridore di lunga durata: siamo nati per correre e non per stare fermi! Muoversi con regolarità stimola nel profondo l’attività metabolica ma ci sono numerosissimi altri vantaggi per il nostro organismo: gli effetti positivi del movimento si esplicano sull’efficienza cardiocircolatoria, sul profilo lipidico, sulla prevenzione del diabete, sull’ipertensione, sullo stress, sul rischio di infarto, sull’osteoporosi, sul sonno e sugli stati dell’umore, sulla stitichezza, sul cancro al colon e sull’eliminazione delle scorie.

E quale messaggio arriva al cervello conseguentemente alla sedentarietà dell’uomo moderno..? “Oh, poverino.. non puoi correre.. Allora vuol dire che sei ferito, o vecchio, o malato.. quindi non potrai procacciarti il cibo da solo e ti dovrai nutrire degli avanzi che ti porteranno gli altri.. Eh, ma allora devo abbassare il tuo consumo energetico, devo abbassare la cilindrata del tuo motore.. Aspetta che ti smantello un po’ i muscoli (tanto adesso non ti servono).. si, lo so che anche il cuore è un muscolo, ma adesso devo pensare innanzitutto alla tua sopravvivenza.. A proposito, ti predispongo un po’ di più all’accumulo, così ogni singola bacca che ti porteranno e che ingerirai la potrai mettere da parte come riserva.. ecco, si, lì, proprio sui fianchi e sull’addome..”.. Scenario familiare..;-)..? Mettiti le scarpe e vai a correre!!

Il discorso non finisce qui. La seconda parte di questo articolo prende avvio con questa frase di Leonardo Da Vinci: “Solo quando l’Uomo considererà l’uccisione di un altro animale alla stregua dell’uccisione di un suo simile, solo allora sarà completamente civilizzato”. Da una parte la filosofia orientale ci insegna a ringraziare la mela che si dona a noi per il nostro nutrimento, in quanto la mela non nasce per noi, ma per nutrire e concimare i suoi propri semi; dall’altra in occidente il delirio di onnipotenza dell’uomo alla cima della catena alimentare lo ha portato a sfruttare ogni risorsa animale e vegetale, devastando la Madre Terra e dimenticandosi che tutto è Uno. Da una parte ogni singolo seme contiene tutto il necessario per esprimere nella sua completezza il potenziale della Vita, dall’altra parte ci si nutre di morte, oltretutto di una morte ottenuta con tanta barbarie. Nella savana il leone (per sua natura carnivoro) caccia la gazzella per pura sopravvivenza e non a scopo di lucro; la gazzella vive la sua vita libera e nei confronti del leone ha la sua chance di fuga. Ben diverso il rapporto che gli esseri umani instaurano con gli altri animali.

Nella nostra società il cibo è visto in modo totalmente errato. E’ la prima ed unica fonte di energia disponibile ed è indispensabile per la nostra vita. E chi ha interessi economici legati agli alimenti ne è perfettamente consapevole. La pubblicità subliminale ed ipnotica, le frasi che ci vengono costantemente ripetute e le immagini a queste associate, hanno creato nelle nostre menti delle credenze che condizionano la nostra assunzione di cibo, pilotando le nostre scelte nella parvenza di una assoluta libertà decisionale. Intanto, mentre noi accettiamo l’idea che mangiare in questo modo sia giusto, le principali malattie che ci stanno uccidendo sono causate proprio dalla cattiva alimentazione.

La carne, intrisa della morte dell’animale (acido urico e adrenalina), poche ore dopo la morte dell’animale, produce enzimi putrescenti (nello specifico, sostanze dai nomi che ben ne ricordano l’essenza, quali “cadaverina” e “putrescina”). Le recenti ricerche riguardanti la carne l’hanno definita di per se stessa un alimento cancerogeno. Che dire dei latticini..? Siamo l’unica specie animale che, dopo lo svezzamento (e la conseguente perdita della lattasi, l’enzima preposto alla digestione del lattosio), continua a nutrirsi di latte.. e per giunta di un’altra specie animale! Il consumo di latte è stato correlato a svariate patologie, quali: osteoporosi (ma come? Non ci avevano detto di bere latte per prevenirla..?), cancro, produzione di muco, allergie e molte altre. Attenzione alle dipendenze acidogene: caffeina, zucchero, alcol, farinacei bianchi, aceto.. Osservate la provenienza dei cibi, preferendo i frutti di stagione piuttosto che quelli importati acerbi e poi fatti maturare artificialmente immergendoli in vasche di acidi e poi addizionati dell’aroma corrispondente. Se ci guardiamo attorno, il panorama è devastante: carni con antibiotici ed ormoni, pesci con mercurio, diossina e pvc, frutta e verdura “addizionate” di pesticidi ed anticrittogamici.. lasciando stare il discorso dei cibi conservati.. Che fare? L’unica cosa possibile è aumentare la resistenza del nostro organismo, attraverso uno stile di vita sano e scelte alimentari etiche ed ecosostenibili per noi e per il pianeta. Come diceva Gandhi, “Sii tu il cambiamento che vuoi vedere nel mondo”. Addentriamoci più in profondità, in modo tale da rimuovere il voluto oscurantismo ed avere gli elementi per poter veramente compiere con consapevolezza scelte etiche.

La produzione di carne animale, uova e latte è effettuata con modalità in linea esclusivamente con gli interessi economici. Ciò che mangiamo sono degli esseri viventi, in grado di sentire emozioni e dolore. Esistono documentari che mostrano il trattamento degli animali cosiddetti “da macello” come regolarmente avviene in tutti gli allevamenti e mattatoi d’Europa e non solo, secondo le normali procedure stabilite dalle leggi vigenti. Eccone un estratto. Vi informo che questa parte sarà volutamente cruda: è tanto bello vedere un vitellino, un coniglietto o un pulcino ed intenerirci di fronte a loro.. poi però ci dimentichiamo che sono gli stessi animali che facciamo finire nei nostri piatti.. Cerchiamo quindi di aprire gli occhi e di renderci consapevoli.

Le parole “carne” o “pesce” normalmente non rievocano molto nella nostra mente, se non semplici prodotti che utilizziamo per preparare i pasti. Ma la carne e il pesce, ovviamente, non vengono dal nulla, ma vengono da animali che sono allevati in condizioni assurde e che poi vengono uccisi con atrocità. Gli animali da macello (animali esattamente quanto lo sono i nostri animali da compagnia, quali i cani e i gatti), con un insulto alla loro dignità, vengono regolarmente tenuti in condizioni di estrema sofferenza, trattati come “cose” e non come esseri senzienti quali sono. Tenuti in condizioni di sovraffollamento, in cui spesso non possono nemmeno muoversi se non di pochi centimetri, impossibilitati a vedere la luce del giorno e a stare all’aria aperta, a socializzare con altri animali della medesima specie e ad accudire i loro piccoli, sono costretti a respirare un’aria satura di ammoniaca dei loro stessi escrementi che brucia i loro polmoni, sono sottoposti a menomazioni, sono imbottiti di farmaci ed antibiotici che permettono loro di sopravvivere in tali condizioni estreme quel tanto che basta per raggiungere il peso sufficiente per portarli al macello.. Questa è la normalità per gli animali da allevamento: sofferenza e morte.. e non è colpa degli allevatori, dipende da noi: questo accade perché vogliamo nutrirci ogni giorno dei corpi degli animali uccisi. Sta a noi scegliere di farne a meno. Possiamo compiere altre scelte.

I conigli vengono allevati in gabbie in cui non riescono nemmeno a muoversi e, senza la possibilità di costruirsi delle tane, vivono in uno stato di continuo terrore. Per farli sopravvivere allo stress, vengono loro somministrate varie sostanze chimiche, antibiotici, anabolizzanti e stimolanti. Gli stimolanti sono necessari perché in queste condizioni i conigli possono diventare apatici e quindi smettere di mangiare. I conigli sono considerati animali di poco valore economico: si fa quel tanto che basta perché non ne muoiano troppi. Vengono portati al macello per essere uccisi e scuoiati. Vengono  appesi vivi a dei ganci a testa in giù e vengono sgozzati con un punteruolo. Si parla di circa 15.000 capi a settimana per un macello di medie dimensioni. I conigli che si trovano in attesa nelle casse possono sentire, vedere ed odorare la morte dei loro simili. Circa il 20% dei conigli riprende conoscenza mentre si sta ancora dissanguando. I conigli vengono poi spellati meccanicamente e la loro pelle verrà utilizzata dall’industria della pelliccia. A questo punto, i corpi mutilati che pendono dai ganci hanno poco in comune con le creature che erano..

Negli allevamenti di maiali, gli animali vengono tenuti in grossi capannoni, impossibilitati ad esplorare e a scavare come farebbero in natura. Il loro innato senso della pulizia viene frustrato, perché obbligati ad espletare le proprie funzioni corporali nello stesso spazio in cui dormono. Gli animali manifestano gravi patologie organiche e psicologiche, che li rendono letargici e apatici oppure aggressivi. Per risolvere il problema dell’aggressività, è pratica comune menomare gli animali, tagliando loro la coda, i denti e strappando i testicoli, senza anestesia. Recenti investigazioni in Spagna e nel Regno Unito mostrano condizioni di squallore estremo: animali semiparalizzati, animali feriti e sofferenti, con ferite infettate e tumori enormi, ai quali non vengono prestate cure, animali morti e morenti assieme a quelli vivi, i malati assieme ai sani in recinti affollatissimi e sudici. I modi in cui sono tenute le scrofe sono ancora peggiori e la situazione è ancora più tragica. Vengono tenute in piccole gabbie di ferro che le fasciano totalmente, impedendo loro ogni movimento, compreso quello del semplice girarsi. In queste condizioni, sono costrette a vivere per la maggior parte del loro tempo, dato che sfornano una cucciolata dietro l’altra.. Sono anche impossibilitate a prendersi cura dei cuccioli, in quanto separate da loro da sbarre metalliche. Poi, nei macelli i maiali che si rifiutano di entrare vengono spinti con pungoli o tirati per le orecchie. Vengono storditi con scosse elettriche, ma spesso, anche la metà delle volte, lo stordimento non funziona e vengono appesi per le zampe posteriori e sgozzati ancora coscienti. Appesi per le zampe, soffrono di lacerazioni muscolari e panico, mentre urlano disperati, prima che la loro bocca si riempia rapidamente di sangue. Dopo il dissanguamento, i maiali sono immersi in una vasca di acqua bollente per facilitare il successivo spellamento. A causa del ritmo frenetico delle operazioni, a volte qualcuno di loro arriva ancora vivo fin lì e muore affogato nell’acqua bollente. Infine, il cadavere ancora caldo viene tagliato a pezzi, per essere messo in commercio.

I polli cosiddetti da carne o broiler vengono allevati in capannoni affollatissimi, fino a 10-15 polli per metro quadrato, sotto la luce sempre accesa perché crescano in fretta. Per ogni animale lo spazio disponibile è di pochi centimetri quadrati. All’età di 40-45 giorni questi animali, che sono ancora dei cuccioli fatti crescere a dismisura, vengono uccisi, mentre in natura potrebbero vivere fino a 7 anni. In poche settimane, gli animali raggiungono il peso ottimale per la vendita, un peso enorme raggiunto in troppo poco tempo, così che la struttura ossea non riesce a rinforzarsi a sufficienza per reggerlo e molti animali diventano semiparalitici. Dato l’elevatissimo numero di animali ed il basso valore commerciale di ogni singolo individuo, gli animali malati non vengono curati, vengono lasciati agonizzare e morire insieme agli altri e poi, di tanto in tanto, vengono raccolti i cadaveri e gettati nella spazzatura. Per la produzione di uova, invece, viene usata un’altra razza. Negli stabilimenti di incubazione vengono fecondate le uova e tenute nelle incubatrici. Quando escono i pulcini, vengono separati i maschi dalle femmine. Le femmine verranno usate per produrre uova. I maschi invece sono inutili, perché non produrranno uova e non sono della razza giusta per diventare polli da carne: vengono dunque uccisi subito, gettandoli vivi in un tritacarne. Questo è un metodo standard di questo tipo di industria. Un altro metodo è il soffocamento in sacchi neri. Ai pulcini femmina viene tagliata la punta del becco con una macchina, perché, quando da adulte le galline saranno costrette in gabbie minuscole e per questo impazziranno e diventeranno aggressive tra loro, non si feriscano causando danni economici per i produttori. Vivendo in queste condizioni, le ali si atrofizzano a causa dell’immobilità forzata. Crescendo a contatto della griglia della pavimentazione, le zampe crescono deformi. Molti allevatori utilizzano razze manipolate geneticamente, destinate a soffrire ulteriormente a causa di dolorosi disturbi ossei e di difetti della spina dorsale. Non appena la produttività delle galline diminuisce, di solito dopo due anni, sono condotte al macello. L’uccisione delle galline a due anni e dei pulcini maschi appena nati avviene in tutti i tipi di allevamento, non solo in quelli intensivi. Nel macello questi poveri animali, che siano polli da carne di sei settimane o galline ovaiole di due anni, vengono appesi a testa in giù ai ganci metallici della catena di smontaggio, terrorizzati e sofferenti. Se i lavoratori del macello intendono seguire le norme, gli animali vengono storditi con ossido di carbonio, altrimenti vengono direttamente sgozzati vivi.

Negli allevamenti di bovini, i maschi vengono tenuti segregati in capannoni dove non hanno nemmeno lo spazio per muoversi e vengono fatti ingrassare in modo così innaturale che le loro stesse zampe non sono in grado di reggerne il peso. Dopo circa due anni di prigionia, vengono mandati al macello. Le mucche per produrre latte devono, come tutti i mammiferi, partorire un cucciolo. Appena partorito, vengono munte meccanicamente e costrette a produrre dieci volte la quantità di latte che produrrebbero in natura. Un terzo delle mucche soffre di mastite, una dolorosa infiammazione delle mammelle. I vitelli, sottoprodotto dell’industria del latte, vengono strappati alle madri appena nati, rinchiusi in piccolissimi recinti e a sei mesi mandati al macello. Per continuare a produrre latte, una mucca deve partorire un vitello ogni anno e, dopo cinque o sei anni, ormai esausta e sfruttata al massimo, verrà anche lei macellata come tutti i suoi figli. Al macello, nella cosiddetta “trappola di stordimento”, gli animali scivolano e cadono e sentono l’odore del sangue degli altri che vengono dissanguati a qualche metro da loro. Alcuni animali ricevono due o tre spari con una pistola a proiettile captivo prima di perdere coscienza. Nonostante questo, dopo lo sparo alcuni restano ancora coscienti e provano ad alzarsi disperatamente. Appesi per la coda, vengono spesso sgozzati ancora coscienti e mentre stanno respirando. Appena dopo, viene tagliato loro il muso, quando ancora, a volte, stanno ansimando. Successivamente vengono scuoiati, smembrati e sviscerati, pronti per essere immessi sul mercato.

Gli agnellini ci ispirano tenerezza quando li vediamo. Eppure, ad un mese di vita, vengono strappati alle madri, costretti a lunghi viaggi terribili ed estenuanti su tir strapieni, per arrivare ad un lurido macello in cui gli animali stremati vengono immobilizzati, storditi, appesi ad un gancio per una zampa e sgozzati. Prima di essere appesi, sentono l’odore del sangue e le urla di terrore dei loro simili. Data la scarsa efficacia con cui si dosa la scossa elettrica prima del dissanguamento, gli animali vengono spesso appesi per le zampe ancora coscienti, vengono accoltellati mentre si dibattono e muoiono dissanguati, nonostante i loro vani sforzi per scappare, davanti allo sguardo degli altri animali che attendono. Anche le pecore e le capre vengono uccise allo stesso modo. Quando le pecore non sono più utili per la produzione di lana e le capre non producono più abbastanza latte e devono essere sostituite con animali più giovani, gli animali più vecchi vengono macellati e la loro carne venduta.

I pesci spesso quasi non vengono nemmeno considerati animali. Occupano un gradino ancora più basso nella scala dell’umana compassione. Non si dice mai “i pesci”, ma “il pesce”, un nome collettivo, ad indicare la mancanza di una minima considerazione per la loro individualità e sofferenza. Vengono uccisi nella maniera più selvaggia e brutale dai bulldozer del mare, pescherecci enormi con reti estese per chilometri che trascinano per ore i pesci, intrappolati insieme a rocce e detriti che li scorticano vivi. Tirati fuori dall’acqua, i pesci più piccoli sono gettati su letti di ghiaccio. La maggior parte soffoca o viene schiacciata a morte da quelli che li seguono. I pesci più grandi vengono gettati direttamente sul ponte e colpiti con bastoni acuminati e poi squartati. Oltre alla cattura in mare, è sempre più diffuso l’allevamento di pesci, l’acquacoltura. Pesci che in natura nuoterebbero per chilometri ogni giorno, vengono tenuti ammassati in piccole vasche o gabbie di rete sospese nell’acqua, a migliaia in pochi metri cubi, costretti a nuotare in cerchio in un’acqua satura delle loro feci, sostanze chimiche, antibiotici, farmaci e pesticidi. Dato che non si sentono le loro urla di dolore, i pesci vengono uccisi in modo particolarmente cruento. Sono immersi nel sale ancora vivi, per disseccare i loro corpi, poi sventrati e lasciati ad agonizzare. In altri casi vengono portati alla superficie da una profondità di 20 metri, subendo una decompressione che causa un dolore acuto, e poi colpiti con un bastone fino alla morte. In altri casi gli animali vengono uccisi semplicemente prosciugando l’acqua dalla vasca, mandandoli incontro ad un lento soffocamento. Vengono trattati in questo modo barbaro, quasi fossero esseri inanimati, invece i pesci provano dolore ed emozioni come tutti gli altri animali, accudiscono la prole con affetto e devozione, sono curiosi, osservano, si avvicinano, hanno una lunga memoria, ricordano luoghi e fatti. Noi esseri umani in genere abbiamo difficoltà a provare empatia per loro: i pesci vivono in un elemento diverso dal nostro, non hanno una faccia che possa assumere espressioni che noi siamo in grado di capire, non emettono suoni che noi siamo in grado di percepire, hanno un linguaggio corporeo per noi incomprensibile, hanno dei sensi che noi non abbiamo e attraverso i quali sono in grado di comunicare tra loro. Cosa ci dice tutto ciò? Che siamo noi a mancare di comprensione, non sono i pesci ad avere delle mancanze. I pesci ci sono alieni solo per ignoranza nostra: è una buona ragione questa per farli soffrire, torturarli, ucciderli..? Naturalmente, no..

Vogliamo veramente contribuire a tutto questo scempio..? Tutta questa sofferenza e queste morti non sono necessarie e sono del tutto evitabili. Servono solo per avere nei supermercati le bistecche, le salsicce, il petto di pollo, il prosciutto, il tonno, il salmone, le braciole, il cosciotto d’agnello, il pollo arrosto.. Nulla di tutto questo può essere ottenuto senza la sofferenza e la morte di animali uccisi appositamente. Nulla di tutto questo ci serve per vivere, quindi è violenza gratuita. Gli animali dei cui corpi troviamo normale nutrirci sono esattamente uguali ai cani ed ai gatti di cui ci fa giustamente orrore mangiare le carni. Tutti sono esseri senzienti, tutti provano emozioni. Un maiale può dimostrare intelligenza ed affetto tanto quanto un cane e i sentimenti e le emozioni di una mucca, di un coniglio, di un pollo o di un agnello non sono diversi da quelli che un gatto o un qualsiasi altro animale può provare. Tutti questi animali amano giocare, prendersi cura dei loro piccoli, sono in grado di provare affetto per altri animali della loro specie o di altre e per gli esseri umani. Sono in grado di provare dolore, paura, sofferenza, tristezza, oltre che gioia e felicità. Il solo fatto che non abbiamo mai provato a relazionarci con loro, non può negare i loro sentimenti. Non considerarli, significa chiudere gli occhi di fronte alla realtà. Non c’è nulla di normale e naturale in tutta questa violenza e nelle morti che ogni giorno vengono inflitte agli animali, non per cattiveria esplicita, ma solo perchè li si tratta come cose. Non esistono allevamenti “umani”: anche nei pochi allevamenti biologici gli animali soffrono e vengono infine condotti al macello, i figli vengono tolti alle madri per essere uccisi.. non cambia nulla: ogni genere di allevamento implica la morte degli animali allevati. Se ami gli animali, smetti di mangiarli. Gli animali sono tutti uguali. Se non ami particolarmente gli animali ma rispetti il diritto alla vita e alla non sofferenza di tutti, smetti di mangiarli. Non serve amare per evitare di uccidere, serve solo senso di giustizia e rispetto per i sentimenti e le emozioni degli altri. Tutti gli altri, qualunque sia la loro specie.

Cito a conclusione un breve estratto dall’introduzione di “Teoria e pratica del fruttarismo crudista”, di Giorgio Fabretti. “Certamente, con il fruttarismo l’uomo raggiunge, sul piano alimentare, la massima “eticità”, oltre che l’optimum sul piano nutrizionale. Esiste, in realtà, tra la pianta fruttifera e l’uomo che si nutre di frutta, una sorta di “simbiosi mutualistica”. Biologicamente tutta la vita della pianta è finalizzata alla produzione del seme, che assicurerà la continuità della specie. Ma la pianta è immobile, legata, com’è, al mondo minerale. Pertanto, avendo bisogno di disperdere i semi, deve ricorrere ad un essere vivente mobile: ecco quindi che la pianta “offre” agli animali (uomo compreso) i suoi frutti perché se ne servano come nutrimento e favoriscano, così, la disseminazione il più lontano possibile dalla pianta-madre.”.

Piena di rispetto e gratitudine per la natura, Namastè.